Atteggiamenti realistici e quotidianità

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Ok, questa non è una guida canonica. La verità è che non vuole nemmeno esserlo, punto. Non ha un ordine, e non ci sto nemmeno pensando, di crearlo: c’è così tanta carne che ci vorrebbe un anno di preparazione, e solo per sistemarla sul fuoco. Presto faremo comunque un passettino indietro, usciremo un pochino dal tracciato. Proviamo a ripartire da zero. Alcuni di voi, infatti, mi hanno confessato di aver avuto un’esperienza simile a questa: seduti al computer, lo schermo acceso, l’editor aperto. Il foglio? Bianco. Il cursore lampeggia, vi chiama, ma non sapete come accontentarlo. A me capita coi biglietti di auguri, quei maledetti sono sempre così difficili…

In ogni caso, il famoso blocco dello scrittore esiste e non guarda in faccia nessuno. Nei prossimi capitoli, quindi, parleremo un po’ della costruzione della trama, di metodi ne esistono tanti. Non anticipo nulla, ma ho per le mani qualcosa che potrà tornare utile a molte persone.

Bene, di nuovo a noi. A questo giro vorrei darvi solo qualche “trucchetto flash”, qualche segreto in più per rendere più realistici i vostri personaggi. Nello scorso capitolo abbiamo parlato del mondo dei racconti in generale, oggi scendiamo nel particolare. Mostrerò come al solito casi concreti, i soliti autori, tanto per intenderci, così tutti voi comprerete i loro libri, quelli faranno ancora più soldi e alla fine mi telefoneranno e mi ringrazieranno (e magari mi pagheranno pure, per tutta la pubblicità che gli sto facendo).

Spegnete il motore, diamo una controllatina alle gomme. Due calcetti, tanto per essere sicuri che sia tutto a posto. E mentre voi menate peggio di rugbisti, io ne approfitto per dirvi che…

A volte i personaggi fanno il contrario di ciò che affermano

«Adesso tiro fuori un po’ di formaggio e salatini», ha detto Terri.

Però non si è mossa. Non si è alzata per prendere le cose.

Questo è Carver in Di cosa parliamo quando paliamo d’amore, sempre lui. Qui il concetto è semplice, pulito: avete mai pensato, voi, di scrivere una cosa così? Spesso, nei racconti, crediamo che se qualcosa non deve succedere allora non ha senso parlarne, sprecare spazio utile. Ma i personaggi non sono teste parlanti, c’è sempre un motivo dietro a ogni loro scelta, azione, qualcosa che li spinge ad agire o a non agire. Anche il non fare può nascondere un’intenzione: una bugia, a volte una dimenticanza. Oppure, come in questo caso, si cerca solo di tranquillizzare qualcuno, di tenerlo sotto controllo.

Ribadire non fa mai male

Questo viene dal racconto Perché non ballate?, ancora una volta Carver. Raymond Carver è un vero maestro nel cogliere le sfumature più invisibili, i dettagli più piccoli, persino in situazioni apparentemente banali o innocue.

In questa scena, una coppia finisce davanti al giardino di un privato su cui è sparsa parecchia mobilia: questi ha bisogno di soldi, infatti, se ne vuole liberare. Sentite bene.

Lei scacciò una zanzara. Lui si alzo e si sistemò la camicia nei pantaloni.

«Guardo se c’è qualcuno in casa», disse. «Secondo me non c’è nessuno, ma se ci sono gli chiedo quanto vengono queste cose».

«Qualsiasi cifra ti chiedano, offri dieci dollari in meno. È sempre la cosa migliore», disse lei. «Mi sa che sono disperati o giù di lì».

«Il televisore non è male», disse lui.

«Chiedigli quanto viene», disse lei.

Anche in così poche battute, mi sono fatto un’idea abbastanza precisa dei personaggi: la ragazza, per esempio, me la immagino un tipo davvero poco sensibile, in questo momento ha fretta ma è anche eccitata per aver annusato una qualche occasione. Voi che ne pensate?

Carver poteva anche scrivere: “La ragazza si avvicinò al televisore con sguardo famelico. Che fortuna essere passati di qui per primi, pensò”. Questa soluzione, però, suona un pochino falsa, o forse è soltanto debole. Le azioni e reazioni di un personaggio, infatti, o quello che dice, valgono più di mille indicazioni dell’autore. Gli anglosassoni hanno questo motto: Show, don’t tell ovvero Mostralo, non dirlo.

Ora andate a rileggere un vostro racconto, uno a caso, e provate a contare quante volte avete cercato di convincere il lettore soltanto a parole. Se io dico che un’aspirapolvere è sensazionale, la comprereste? Probabilmente no. Ma se lavo, lucido e asciugo la vostra casa in meno di mezz’ora, non ci fareste almeno un pensierino? Se scrivo “Marco ha freddo”, voi sentite di soffrire assieme al povero Marco? Ne dubito. Ma se dico che “Il cielo è scuro, un vento forte si è appena alzato e Marco solleva il bavero della giacca”, non va un pochino meglio?

Fatti, non parole: ora che ci penso, lo diciamo anche noi.

“Bere” humanum est

«Volevo raccontarvi una cosa», ha proseguito Mel. «Mi sa che volevo dimostrarvi una cosa. Ecco, è una cosa che è successa qualche mese fa, ma va avanti ancora adesso, però ci dovrebbe far vergognare quando parliamo d’amore come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d’amore».
«E dài, su, Mel», è intervenuta Terri. «Non parlare come un ubriaco se non lo sei».
«Vuoi star zitta una buona volta, eh?», ha detto Mel con molta calma. «Fammi il piacere, sta’ zitta un attimo. Allora, come dicevo, c’è una coppia di vecchietti che…»

Mel, Terri. Ok, forse avete già capito da dove viene questo brano: sempre Carver, sempre Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. E che trovata… Voglio dire, non è stupenda l’idea di buttare in mezzo a un discorso una frase così? Una frase tortuosa, e sbagliata dal punto di vista grammaticale. E non è la classica situazione in cui un personaggio balbetta, qua e là qualche puntino di sospensione: questa frase fa letteralmente girare la testa. L’avrò letta almeno tre volte prima di rinunciare e passare oltre, per poi accorgermi che era volutamente, contorta.

Narratori indecisi

Il prossimo pezzo è estratto da una delle mie storie, Anche in Messico hanno l’inquinamento. È un racconto paranormale, parla di un uomo davanti a una scelta molto difficile. In questo momento sta scrivendo una lettera a un amico, cerca conforto, poco fa un ragazzino gli ha tirato addosso un recipiente pieno di brodo fumante.

I genitori hanno raggiunto il figlio in un attimo, quasi correvano, lo giuro, e il padre aveva quest’aria sconvolta. Anzi, sconvolta no, forse sconvolta è troppo, però sembrava davvero dispiaciuto. L’hanno preso che aveva ancora il braccio alzato. La madre ha fatto per dire qualcosa, poi mi ha visto e in un lampo l’ha capito.

Non è una mia invenzione, intendiamoci, ma un narratore che si autocorregge mi è sembrata una scelta originale. Lo facciamo anche nella realtà: cambiamo idea, a volte ci censuriamo. È stato divertente.

Che senso ha tutto questo?

Saltiamo a Cormac McCarthy e al suo prezioso romanzo Non è un paese per vecchi. Si parla di Anton Chigur, un pericoloso assassino psicopatico, uno dei personaggi più affascinanti e ambigui mai creati. Mi ricorda Randall Flagg, il super cattivo di Stephen King, ma Chigur è addirittura più oscuro, più incomprensibile, non sembra nemmeno umano. Uccide per ragioni che non dice, e quando le dice non riesci mai a comprenderle fino in fondo. Lo sceriffo Bell lo chiama “il profeta della distruzione”.

In questi due estratti, molto ravvicinati tra loro, Chigur è appena stato ferito gravemente. Si sta allontanando dal centro abitato, in macchina, cerca un posto dove potersi medicare senza dare nell’occhio. Sentite qui.

Chigurh uscì dalla statale all’incrocio con la 131, aprì l’elenco telefonico che aveva in grembo e piegò all’indietro le pagine sporche di sangue finché non trovò la voce “veterinari”. C’era una clinica per animali a mezz’ora da lì, appena fuori Bracketville. Guardò l’asciugamano che si era legato attorno alla gamba. Era fradicio di sangue, e il sangue aveva bagnato anche il sedile. Gettò a terra l’elenco e rimase seduto con le mani in cima al volante. Restò così per tre o quattro minuti. Poi ingranò la marcia e riprese la statale.

Cos’ha fatto in quei “tre o quattro minuti”, a cosa ha pensato? Tutto è lasciato alla nostra immaginazione, e riuscire a stimolare l’immaginazione del lettore è il massimo, per uno scrittore. McCarthy non si limita a dircele, le cose, ce le mostra. Non scrive mai “Chigur è un fuorilegge davvero spietato”, siamo noi a dedurlo quando assistiamo in diretta alla sua pazzia.

Quando arrivò a Dryden erano più o meno le otto. Restò seduto in macchina all’incrocio di fronte al negozio di mangimi Condra’s con i fari spenti e il motore al minimo. Poi accese i fari e imboccò la 90 verso est.

Perché Chigur rimane “con i fari spenti e il motore al minimo”? Se poi li accende, forse è anche passato del tempo. E che ha fatto, in tutto quel tempo? Nessuno lo sa, e questo è il bello. A proposito, avete visto il film? Merita anche quello. Chigur è interpretato da Javier Bardem, se trovate il tempo date un occhio a questo video.

Teste dure

Già, i personaggi possono anche essere dei veri testoni, a volte, e non capire le cose più banali.

Prendiamo ancora Non è un paese per vecchi. In questa stupenda cornice lo sceriffo e il suo secondo, Wendell, sono davanti a una scena del crimine. In mezzo al deserto, al silenzio, auto bucherellate dai proiettili, un pugno di cadaveri sparsi sulla sabbia.

Girarono tra i fuoristrada.
Questi figli di puttana sono sporchi di sangue come maiali sgozzati, disse Wendell.
Bell gli lanciò un’occhiata.
Sì, disse Wendell. Forse bisognerebbe stare attenti a non usare certi termini con i morti.
Direi che quantomeno non porta bene.
Sono solo un branco di corrieri della droga messicani.
Lo erano. Ma adesso non più.
Non ho capito cosa intende.
Sto solo dicendo che qualunque cosa fossero da vivi, adesso sono solo morti.
Dovrò dormirci sopra.

Anche i vostri personaggi prima o poi faranno la pipì

Esatto, non dimenticatelo mai: se la storia che state scrivendo è abbastanza lunga, per esempio un romanzo, anche i vostri personaggi dovranno mostrare certi bisogni. Chi ha letto Hunger Games ricorda sicuramente quante volte Katniss si è abbuffata, riposata, ha bevuto, ha fatto la… no, Katniss Everdeen non ha mai bisogno di fare pipì.
Insomma, tenete conto che anche loro, prima o poi:

  • Mangeranno;
  • Si laveranno (doccia, denti, quelle cose lì…);
  • Faranno i loro bisogni;
  • Lavoreranno;
  • Dormiranno;
  • Guideranno;
  • Telefoneranno;
  • Eccetera;

Anzi, spesso è in queste situazioni che accadono le cose più interessanti. Per esempio, cosa stavate facendo prima di ricevere la mia notifica? Be’, qualsiasi cosa fosse, ora tornate a farla… ma segnatevela, forse in futuro potrà diventare uno spunto.

Au revoir, piccole penne.

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