Come Gianni Morandi

8 agosto.

Ecco, ho messo la data.

Proprio come il buon Gianni Morandi che sul suo profilo di Facebook informa il mondo, ogni giorno, di quello che combina.

E piovono a migliaia, i commenti: “Gianni salutami”, “Gianni dimmi che mi vuoi bene”, “Gianni fammi gli auguri”, ecc.

Io, al buon Gianni direi invece: “Vecchio mio”, proprio come Jay Gatsby, “Vecchio mio”, gli direi, “non serve che indichi la data ogni volta perché già il post, in sé, la racchiude”.

Poi mi scordo, così lui continua a inserirla.

Scherzi a parte, quanto è difficile chiudere un libro?

E non intendo chiudere la lettura di un libro, bensì la sua scrittura.

Più ci si avvicina alla fine più il tunnel sembra allungarsi e la luce, seppur lì a portata di schioppo, ti sorride col suo arcobaleno di denti e ti incita: Dai che ce la fai, dai che ce la fai, dai che ce la fai!, ma nel frattempo ha già pagato qualcuno per farti lo sgambetto.

Prossimo alla chiusura del tuo “capolavoro”, proprio quando sei lì, a una ventina di pagine dalla terraferma, scopri di essere invece nel più alto dei mari, tra la nebbia delle idee, con i ripensamenti e le nuove, possibili migliorie che sono tante navi scure e convergenti in un unico punto, pronte a sbarrarti la rotta con la loro massa smisurata.

Momenti difficili, in cui è essenziale tenere botta.

Caro Gianni, allora anche io te lo chiederò: Fammi gli auguri.

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