Ernest Hemingway: “The six-word novel” (il “racconto in sei parole”)

For sale: baby shoes, never worn.

For sale: baby shoes, never worn.
Questo è il racconto in sei parole attribuito alla leggendaria penna dello scrittore Ernest Hemingway, e un esempio estremo di quella che si può definire flash fiction.

Non è facile riassumere in sei parole un microcosmo come quello creato da Hemingway: se a prima vista può sembrarti una frase qualunque, infatti, il lettore creativo ha invece la possibilità di intravedere una sorta di “trama”, di mettere in luce tanti piccoli, oscuri particolari.

  • For sale: Hemingway non ti dice soltanto che c’è aria di sconto su un qualche articolo… inconsciamente, ti spinge a visualizzare un luogo. Quasi sicuramente un negozio.
  • baby shoes: se l’autore avesse scritto solo shoes, la scelta sarebbe stata così ampia che avresti faticato a focalizzare un singolo oggetto. Quanti tipi di scarpe esistono, dopotutto? Invece no, queste sono scarpe per bambini: indipendentemente dal colore o dalla forma, in questo modo hai un’idea più o meno precisa.
  • never worn: e infine, il dramma. Come mai queste scarpe non sono state mai indossate? Se ti dico bambino di sicuro pensi subito a concetti come infanzia, spensieratezza, giochi, vita, futuro. Purtroppo, qui il futuro non esiste perché è successo qualcosa: un fattore esterno e sconosciuto che ha forse spezzato una giovane esistenza.

In sei parole, quindi, Hemingway ti ha mostrato un luogo, un protagonista e un dramma. Sono proprio questi gli atomi di un racconto.

Nella storia…

In realtà, la paternità a Hemingway è stata attribuita solo di recente, e per alcuni non è del tutto plausibile dati i precedenti di storie piuttosto simili.

Per esempio, quella dell'edizione del 16 maggio 1910 dello Spokane Press, che pubblicò un articolo dal titolo Tragedy of Baby’s Death is Revealed in Sale of Clothes (quando uscì l’articolo, Hemingway aveva solo undici anni).

Spokane Press

L’edizione del 16 maggio del 1910 dello Spokane Press

Nel 1917, ancora, William R. Kane scrisse un pezzo all'interno del periodico The Editor che parlava di una donna affranta per la perdita del proprio bambino. Il titolo che Kane suggerì era Little Shoes, Never Worn.

Fu solo nel 1991 che il racconto venne attribuito a Hemingway per la prima volta (ben trent'anni dopo la sua morte) nel libro di Peter Miller intitolato Published! Get Produced!: A Literary Agent's Tips on How to Sell Your Writing.

Nel 1992, invece, John Robert Colombo menzionò una lettera di Arthur C. Clarke che riportava come Hemingway, con quel breve racconto, avesse vinto una scommessa di ben 10 dollari a scapito di altri scrittori suoi amici.

Infine, nel 1996, John De Groot scrisse un monologo teatrale in cui un personaggio si appropria di quella frase per lodare le singolari capacità narrative di Hemingway, al quale aggiunse come nota personale:

Lo spettacolo è basato interamente su eventi descritti da Ernest Hemingway, o da quelli che lo conoscevano bene. Se queste cose siano successe veramente o no, non lo sapremo mai. Ma Hemingway, e altri con lui, affermano che così è andata

Oggi…

Che sia o meno Hemingway il precursore, questo genere di narrazione, davvero unico, non ha mai smesso di appassionare scrittori e lettori di tutto il mondo: non è raro incappare in concorsi dedicati… e in uno di questi sono proprio caduto anch’io.

Ecco il mio racconto in sei parole:

Unit 314159. Flaps down, approaching binaries.

È stato divertente scrivere questo pezzo, anche se il contest (straniero, e di genere fantascientifico), era sicuramente più abbordabile per un madrelingua. Se anche tu sei appassionato di scrittura, perché non provi a cimentarti con un racconto in sole sei parole? È un ottimo esercizio, mentale e pratico.

7 risposte a “Ernest Hemingway: “The six-word novel” (il “racconto in sei parole”)”

  1. Napo ha detto:

    Interessante, ma non mi cimento.

  2. Rox ha detto:

    All’immaginazione del lettore è affidato il compito di riempire gli spazi vuoti, ricostruendo ciò che può essere successo prima, e cercando al tempo stesso di inventarsi cosa accadrà in seguito, dopo l’ultima parola. Perché stimolare è il vero compito di uno scrittore.

  3. Francesca ha detto:

    Molto (molto!) interessante *.*
    Mi avevi già incuriosito postando la six-word novel su fb, ma devo dire che l’approfondimento merita.
    Quasi quasi ci provo… è una sfida intrigante ;)

  4. Davide Pappalardo ha detto:

    Se avessi parlato meno avrei capito

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