La creazione della trama (parte I)

Da giorni, mesi, anni, avete in testa l’idea per un romanzo ma non sapete da dove iniziare? Nessun problema, ci sporcheremo le mani assieme. Basta trovare un modo. Un metodo.

Il metodo risolve un sacco di seccature, prima fra tutte il tempo. Lavoro, figli, scuola, amici, sport, animali, vacanze… e quando lo troviamo, il tempo di scrivere? Dobbiamo per forza ottimizzare: il mito dello scrittore nel suo giardino fatato che scruta il cielo nella speranza che l’ispirazione gli cada in testa ormai è superato. Scrivere è una passione, ma per trasformarla in qualcosa di più serio serve sforzo, allenamento. Un metodo, appunto. Come suonare il pianoforte. O giocare a tennis. L’ispirazione è vento nel deserto, miraggio dei predoni e assenzio per poeti maledetti (se vuoi approfondire il discorso, leggi il mio articolo intitolato Sarò mai uno scrittore vero?).

Ok, si parte.

Sentite come canta il motore della nostra auto, è pura melodia. Abbiamo fretta, qualcosa ci insegue: il tempo. E allora via, una bella carrellata sui più comuni approcci alla scrittura. Quanti tipi di scrittori esistono, secondo voi? Ne butto lì due o tre…

L’ingegnere

Lo scrittore ingegnere è un precisino, non lascia nulla al caso, annota tutto. Ma tutto tutto. È un fan della sinossi, cioè il riassunto dettagliato di ogni singola parte del suo libro, a cui magari aggiunge: schede dei personaggi, dei luoghi, note sugli oggetti, appunti di ogni genere e dimensione. Realizzato questo copione, che può arrivare anche a coprire centinaia di pagine, lo scrittore ingegnere finalmente si siede. E scrive.

  • Vantaggi: nessun passo falso quando arriva il momento di scrivere, la sinossi è come un’autostrada dritta e sgombra;
  • Svantaggi: è un metodo laborioso, non adatto a tutti;
  • Scrittori famosi: Robert Ludlum, Ken Follet;

L’architetto

Lo scrittore architetto vede le cose in maniera molto semplice: si siede e scrive, punto. La storia esce dalle sue dita come seta, nessuna interruzione, nessun ostacolo. Sei un architetto? E allora che aspetti, vai al computer e libera il tuo talento innato! Tu non hai bisogno di un metodo.

Ovviamente, non è tutto rose e fiori. Prima di capire perché, tuttavia, ammetterò di essere un grande fan di questo metodo, ma solo per quanto riguarda i racconti brevi, meglio ancora le poesie. Un romanzo? No way. Personalmente, non ho il coraggio di buttarmi in una nebbia fitta duecento pagine.

  • Vantaggi: essendo un a-metodico, lo scrittore architetto non si annoia mai. Anzi, la sua storia è una continua scoperta, persino per lui che la sta scrivendo;
  • Svantaggi: si torna a essere dipendenti dalla fantomatica ispirazione;
  • Scrittori famosi: Stephen King, Chuck Palahniuk;

Ma il vero problema è: molto probabilmente, a fine lavori, lo scrittore architetto avrà tra le dita un manoscritto pieno di crepe, falle, lacune. Al peggio, voragini talmente spropositate che ci vorranno i poteri occulti, per colmarle. Avete presente Gargantua, il buco nero di Interstellar? Ecco, una cosa così.

gargantua

Si sono deliziati scrivendo, ora gli architetti devono riprendere in mano la matassa di seta che hanno disseminato per tutta casa. E districarla.

Vabbè, ma se può farlo Stephen King…

Fermo lì, non tanto perché Stephen King sia bravino, quanto perché quell’uomo ha alle sue dipendenze dai 15 ai 30 editor, pronti a: reggergli la gonna, buttare petali dove cammina, fare il lavoro sporco al posto suo. Si dice che Mr. Wolf lavori per Stephen King.

Quanto a Palahniuk, niente, non so cosa dire. Non ho idea di come faccia, probabilmente è alieno. Ma se leggete un libro di Palahniuk capite all’istante cosa intendo per “matassa”.

Il geometra

Il geometra non ha una laurea, ma non gli è mai servita: si arrabatta, è un pragmatico. Di geometri ce ne sono tanti, mi permetto di infilare tra i geometri tutti quegli scrittori che non sono né ingeneri, né architetti. E se ve lo state chiedendo, sì, qui proveremo a trasformarci in geometri.

Per evitare polemiche

Prima di iniziare, vi dico subito che non esiste un metodo peggiore e uno migliore. Sarebbe come dire che King è un astronauta e Follet un neopatentato. Suona una stupidata, e infatti la è. Siamo tutti diversi, ognuno deve sentirsi libero di scrivere secondo la propria inclinazione, esperienza, istinto. Cercare la propria strada.

Tuttavia, se in passato vi siete arenati o se sentite che nessuno dei primi due metodi fa al caso vostro, be’, perché allora non provarne un terzo?

Ve ne propongo uno semplice e divertente, ma sappiate che di metodi per geometri ne esistono tanti. Questo si chiama Fiocco di neve, in origine Snowflake Method, il suo ideatore è lo scrittore indipendente Randy Ingermanson.

Ammetto di aver preso il lavoro di Randy e di averlo un pochino riadattato. In certi punti l’ho semplificato, in altri l’ho esteso. La versione originale, se vi interessa, è sul suo sito. Oppure andate a comprare il libro.

Il metodo “Fiocco di neve”

Perché Fiocco di neve? Lo spiega bene l’immagine:

metodo-fiocco-di-neve

Questo metodo è diviso in 10 step, e prevede di partire da un disegno iniziale piuttosto semplice. Il disegno via via si arricchisce di dettagli, si complica, diventa una vera e propria storia.

Il primo step richiede soltanto una frase. Ogni libro, infatti, dovrebbe potersi riassumere con un frase soltanto. Qualche esempio:

  • Il codice Da Vinci: uno studioso di simboli e una crittografa indagano sul mistero del Sacro Graal in una corsa mortale per tutta l’Europa;
  • Harry Potter e la pietra filosofale: un giovane mago frequenta una scuola di magia per prepararsi a combattere lo stregone cattivo che ha ucciso i suoi genitori e salvare il mondo;
  • Il Signore degli anelli: uno hobbit scopre che il suo anello magico è la chiave per salvare la Terra di Mezzo dalla minaccia dell’oscuro Signore di Mordor;

Vale anche per il cinema, ovviamente:

  • Superman: un orfano alieno viene spedito dal suo pianeta morente verso la terra, dove cresce e diventa il primo e più grande supereroe;
  • Caccia a Ottobre Rosso: un capitano russo costringe la marina sovietica al suo inseguimento mentre tenta di consegnare agli americani il più letale dei sottomarini;

E così via…

Questa frase, attenti bene, non deve però spoilerare parti importanti della vostra trama, né svelarne la fine. Serve solo l’idea iniziale, il concetto di fondo, diciamo. Soprattutto se a un certo punto avete previsto dei colpi di scena.

Prendiamo Fight Club, giusto per fare un esempio:

  • Fight Club: un insonne cronico incontra un produttore di sapone e assieme a lui forma un gruppo di combattenti con l’obiettivo di seminare il caos nel mondo;

Avete mai letto o visto Fight Club? Se sì, sapete già che c’è un grosso segreto attorno a tutta la faccenda. E che io non l’ho svelato.

Ancora scettici? Date un occhio alla pagina dei bestseller del New York Times, allora. Per ogni libro, una e una sola frase.

Si comincia!

Ho promesso che faremo il lavoro assieme, e così sarà: voi con la vostra storia, io con la mia. Il primo compito sarà trovare un titolo e una frase riassuntiva per la vostra idea (30 parole al massimo).

Inizio io.

Ah, non ve l’ho ancora detto: da oggi potete chiamarmi Suzanne Collins. Ho in mente una storia che giudico abbastanza promettente, voglio intitolarla Hunger Games. Che ne dite?

  • Hunger Games: nell’America post-atomica, una ragazza salva la vita della sorella prendendo il suo posto all’interno di un’arena letale;

Procedete voi, adesso.

Dovrebbero bastarvi un paio d’ore, ma sono buono e vi lascio più di una settimana. Buttate pure la vostra frase in mezzo ai commenti, se vi va. Come in una grande classe. Peggio che nella pagina dei bestseller del New York Times.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *