La creazione della trama (parte III)

Eccoci di nuovo qui, due paroline a mente fredda su ciò che ci siamo detti la volta scorsa.

Prima di tutto, ci tengo a ribadire che il Fiocco di neve non è il solo metodo esistente, ma uno dei tanti.

Nel cinema, per esempio, si utilizza spesso Il viaggio dell’eroe, anche questo basato sui 3 atti, e c’è un metodo che si chiama addirittura Salva il gatto (Save the cat).

L’elenco in ogni caso potrebbe andare avanti all’infinito e il Fiocco di neve, così come gli altri metodi, è estremamente malleabile: potrebbe cioè essere smontato, rimontato, invertito, mutilato, ampliato.

Non c’è alcun limite, c’è soltanto la necessità.

Qui noi lo utilizziamo alla maniera classica, lineare. Vogliamo prendere confidenza con uno strumento, nulla in futuro ci vieterà di stravolgerlo e magari scrivere un racconto come Memento (C. Nolan), in cui la storia parte dalla fine e arriva all’inizio.

Ciò che i personaggi non dicono

Arrivo subito al dunque, anche se la tentazione di tirare in ballo studi sociali, filosofici e antropologici è grande.

Scherzavo: non ne ho la minima intenzione.

Più o meno, il succo è questo: tolte le fumose implicazioni genetiche, i nostri comportamenti non sono altro che il risultato della cultura, educazione, situazione storica e geografica in cui siamo cresciuti.

E la cosa vale anche per i personaggi delle nostre storie.

Il consiglio è: se volete sapere come farli agire, prima cercate di capire chi sono.

Quando parla, tace, tergiversa o prende una decisione, un personaggio ha sempre un obiettivo, che nel 99% dei casi conosce soltanto lui. A volte, fa cose che sembrano addirittura ribadire l’opposto, delle sue reali intenzioni.

E questo succede a tutti, se ci pensate.

Un neonato ha mal di pancia. Ma non può parlare, quindi piange.
Vuoi saltare il compito in classe? Fingi di avere la febbre.
Dici al tuo amico che il suo vestito è originale, ridicolo infatti suonerebbe offensivo.
Mio nonno hanno dovuto abbatterlo: aveva guidato per chilometri e chilometri, era quasi finito al mare. Il suo gesto voleva dire: sono autosufficiente, ma lo volete capire?
Quando un cane fiuta un pericolo, abbassa la coda.

E così via.

A proposito, nessuno ha mai abbattuto mio nonno.

La prossima volta che dite o fate qualcosa, quindi, provate a pensare a quanto di voi state lasciando intendere: siete sempre così espliciti?

Questa mancanza di trasparenza è il pane degli attori. In gergo tecnico si dice sottotesto, ed è la prima cosa che imparano ad allenare.

E poi, voglio dire, dev’essere per forza così: quanto ridicola sarebbe una scena in cui il cattivo di turno si alza, punta il dito contro lo schermo e fa: «New York, preparati», risata malefica, dito mignolo in bocca, «sono molto arrabbiato: il mio gatto è morto, adesso vado di là e ti faccio saltare per aria».

Un cattivo così può andare bene solo per Austin Powers, che è appunto un film comico.

In un film drammatico, se un personaggio è arrabbiato, lo capiamo dalla sua espressione. Se dobbiamo sapere che sta per far esplodere Manhattan, basterà che la sua mano si avvicini a un grosso tasto rosso con sopra un teschio. Se è triste per il suo gatto, sosta in silenzio davanti a una vecchia foto in cui lo teneva in braccio.

Sottotesto, ovvero ciò che sta sotto la superficie delle parole e dei gesti.

E superficie è un termine magico perché noi, così come i nostri personaggi, siamo degli iceberg, mostriamo cioè soltanto quella piccola parte che galleggia sul pelo dell’acqua.

iceberg

Imparate a conoscerli, dunque, immedesimatevi nei vostri personaggi. Ottenete questo e vedrete, la vostra storia si scriverà praticamente da sola.

Un elenco essenziale

Per ogni personaggio principale, il suggerimento è di mettersi lì e pensare a quali possono essere le sue vere motivazioni.

Ad esempio, con un elenco come questo:

  1. Nome
  2. Ruolo
  3. Obiettivi
  4. Ambizioni
  5. Valori
  6. Ostacoli
  7. Lezione
  8. La storia dal punto di vista del personaggio

Analizziamo ora i singoli punti.

1. Nome

È il nome del personaggio. Ad esempio, Katniss Everdeen.

2. Ruolo

Per esempio, Protagonista. O Antagonista principale. O Madre del protagonista. O Sindaco del distretto 12.

3. Obiettivi

È ciò che un personaggio vuole ottenere. Ogni personaggio può avere più di un obiettivo, ma questi devono per forza essere:

  1. Concreti
  2. Importanti
  3. Difficili

“Distruggere tutte le bombe nucleari esistenti al mondo” è un ottimo obiettivo, soddisfa tutti e 3 i requisiti. La “Pace nel mondo”, al contrario, è pessimo: non è concreto, è un obiettivo privo di… obiettivo. Che diamine, dimmi piuttosto cosa devo fare, per ottenere questa benedetta pace.

4. Ambizioni

Le ambizioni, al contrario, sono astratte. E guidano gli obiettivi.

La “Pace nel mondo” è proprio un’ambizione, sta cioè dietro al mio obiettivo di “Distruggere tutte le bombe nucleari esistenti al mondo”.

Niente più bombe uguale pace, semplice (mica tanto).

Come per gli obiettivi, non c’è limite al numero di ambizioni che un personaggio può avere.

5. Valori

Guidano le ambizioni.

Ricapitolando: Valori > Ambizioni > Obiettivi, tutto chiaro?

Ora pensiamo, che valori possono far nascere la mia ambizione di “Pace nel mondo”? “Pietà”, “Giustizia”, “Dio”, direi che tutti e tre vanno piuttosto bene.

I valori fanno parte del nostro io, sono cose che nessuno potrà mai dimostrare o smontare. Ci sono, punto. Crescono con noi, possono anche sparire o evolversi, ma la decisione sarà soltanto nostra.

Per esempio, non è colpa di nessuno se per me la “Nutella” è più importante della “Vita” stessa.

Scherzi a parte, i personaggi davvero interessanti si portano dietro tanti valori, e questi possono anche essere in disaccordo: è da una scontro tra valori, infatti, che nasce il conflitto interiore, una delle armi più potenti nelle mani di un narratore.

Un personaggio così indeciso è imprevedibile, sorprendente, non si sa mai da che parte prenderlo, schizza via e tanti saluti.

Come Dexter, quello della serie TV.

In Dexter, il conflitto interiore è evidentissimo, anzi, è il cardine dell’intera serie.

Dexter è attratto dalla “Violenza”, dal “Sangue”, ma crede anche in una sorta di “Giustizia”, ha un codice tutto suo, e quindi può provare rimorso. A Dexter, per sopravvivere, non resta che fare una cosa: il poliziotto di giorno, e il serial killer di notte.

Soddisfa così tutti i suoi valori, infatti uccide solo gli altri serial killer.

Cercate un aiuto nella scelta dei valori per i vostri personaggi?

Fate così: fingete di essere uno di loro, dite ad alta voce: “Per me, non c’è nulla di più importante di…”.

Dopodiché, segnatevi su un foglio tutte le parole che vomitate fuori.

Bleah.

6. Ostacoli

Un ostacolo è ciò che impedisce a un personaggio di raggiungere i suoi obiettivi.

Gli ostacoli possono essere fisici: oggetti, luoghi, eventi, persone. Se il mio nome è Neo e il mio obiettivo è distruggere Matrix, le Sentinelle rappresentano un ostacolo, ma un ostacolo ancora maggiore è l’Agente Smith, o la scarsezza delle armi a mia disposizione.

Possono essere interiori, risiedere cioè nel personaggio stesso. I film di lotta ci mostrano spesso ostacoli fisici, cioè gli avversari, ma non fatevi ingannare: quasi sempre sono soltanto un simbolo. Il vero avversario di Rocky Balboa non è Apollo Creed, ma sé stesso: Rocky perde l’incontro ma ne esce comunque vincitore, questo perché grazie alla fatica e all’impegno è riuscito a redimersi, ed è pronto a gridarlo al mondo intero (ma soprattutto ad Adriana).

7. Lezione

È ciò che un personaggio impara (o non impara) alla fine della storia, ciò che lo spinge a cambiare.

Nel capitolo scorso vi parlavo di Scarface. Il gangster Tony Montana non impara nulla, non cambia, la storia non gli ha insegnato niente, e quindi muore.

Non vi preoccupate, su questo punto ci torneremo, e comunque più avanti trovate degli esempi concreti.

8. La storia dal punto di vista del personaggio

Memorizzare per bene questa frase:

Ogni personaggio è convinto di essere il protagonista della propria storia.

Questo perché, in effetti, lo è.

Un personaggio fa, pensa e dice, come se la storia che sta vivendo fosse la sua, non quella del protagonista.

Provate ora a riscrivere i vostri 3 atti (cioè lo step 2 di questa guida) dal punto di vista degli altri personaggi, almeno di quelli principali.

È un ottimo modo per allenare la mente, per aiutarvi a pensare con la testa di qualcun altro. Avete per le mani un cubo, che è la vostra storia, e lo state ruotando, scoprite così che ha un sacco di facce nascoste.

Hunger Games, l’intervista tripla

B (cioè io): Bene, chiamo a raccolta tre dei miei personaggi principali, gli altri non si offendano.

(Uno a uno li indico, loro si guardano)

B: Sì, dico proprio a voi. Venite qui.

(I personaggi si avvicinano)

B: Sedetevi, che iniziamo.

(Si siedono)

B: I vostri nomi.

  • K: Katniss Everdeen.
  • P: Peeta Mellark.
  • S (qualche secondo di silenzio): Coriolanus Snow.

B: Il vostro ruolo all’interno della storia.

  • K: Protagonista.
  • P: Alleato e amante del protagonista.
  • S: Antagonista principale.

B: Quali obiettivi vi eravate posti?

  • K: Salvare mia sorella Prim, sopravvivere agli Hunger Games.
  • P: Fare in modo che Katniss vincesse gli Hunger Games.
  • S: Gli Hunger Games. Dovevano svolgersi senza intoppi.

B: Le vostre personali ambizioni?

  • K: Proteggere quelli che amo, vivere serenamente.
  • P: Avere una famiglia tutta per me. Non dimenticare che siamo uomini, e non animali.
  • S: Mantenere il controllo assoluto su Panem.

B: Quali valori considerate importanti, nella vita?

  • K: Niente è più importante della “Libertà”, e della mia “Famiglia”.
  • P: Niente è più importante di “Katniss”, e della “Carità”.
  • S (i suoi occhi si accendono): Credo nel “Potere” e nella “Paura”.

B: Cosa ha ostacolato il raggiungimento dei vostri obiettivi?

  • K: Gli Hunger Games, e l’uomo seduto due sedie più in là.
  • P: Gli Hunger Games. Credo comunque che Katniss non ricambi il mio sentimento.
  • S (stringendo i pugni): La signorina Katniss Everdeen. La sua influenza sui 12 distretti, e su Capitol City.

B: Cosa vi ha insegnato questa storia, qual’è stata la vostra lezione?

  • K: Le mie idee non sono cambiate, ma ho imparato a mie spese che tutto si regge su un equilibrio estremamente fragile, e che devo fare attenzione.
  • P: Ho imparato a credere di più in me stesso.
  • S: Che tutto può avere una fine. Ho sottovalutato i miei nemici, sopravvalutato i miei collaboratori. Una crepa nelle mie certezze, ma so come ripararla.

B: Vi ringrazio di essere passati, auguro a tutti una felice edizione della memoria degli Hunger Games.

(Katniss e Peeta si scambiano un’occhiata)

  • K: È uno scherzo?
  • P: Non capisco.
  • S (sorridendo): E possa la buona sorte essere sempre a vostro favore.

(I personaggi si alzano)

B: Presidente Snow, le chiedo di fermarsi ancora un secondo. Avrei un’ultima domanda da farle.

  • S: Devo proprio?

B: Temo di sì, Presidente Snow.

Gli Hunger Games dal punto di vista di Coriolanus Snow

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S (sbuffando):

  • Setting: Panem è mia, e mio è l’incarico di soprassedere agli Hunger Games una volta all’anno: è il prezzo che i 12 distretti devono pagare per essersi ribellati a Capitol City;
  • 1° atto: Che io ricordi, è la prima volta che nel distretto 12 qualcuno si offre volontario: Katniss Everdeen ha salvato la sorella, questa ragazza ha fegato e va tenuta d’occhio;
  • 2° atto (prima parte): Nonostante gli ottimi voti che quegli scellerati dei giudici hanno assegnato al tributo Everdeen, la ragazza è rimasta sola e senza alleati: mi aspetto che crepi in fretta;
  • 2° atto (seconda parte): I tributi Everdeen e Mellark sono più duri di quel che pensavo, e come se non bastasse i giudici hanno avuto la pessima idea di modificare il regolamento e dar loro la possibilità di sopravvivere, salvo poi ripensarci all’ultimo: voglio proprio vedere questi due che si scannano tra di loro;
  • 3° atto: Katniss Everdeen e Peeta Mellark hanno osato sfidare Capitol City con un gesto ignobile e meschino, hanno simulato il suicidio, e quegli idioti dei giudici li hanno pure graziati: qualcuno la pagherà, eccome, ma il vero problema adesso è Panem, tutti sembrano impazziti per questa ragazzina;

B: La ringrazio, Presidente Snow, può tornare con gli altri.

(Snow si alza senza salutare)

E anche questa è fatta

Abbiamo così completato il terzo step, davvero niente male.

Nei prossimi capitoli ci concentreremo sulla morale della vostra storia, sui veri rischi e sulla posta in gioco. Aspetti da non sottovalutare.

Poi, di nuovo, a sguazzare nella trama.

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