La creazione della trama (parte IV)

Eccoci di nuovo a parlare di storie e di trama, uno dei miei argomenti preferiti.

Parto sull’onda di ciò che ci siamo detti la volta scorsa – tanto per chiarire un paio di cosette.

Come faccio a sapere quali e quanti personaggi intervistare?

Si tratta di metterli tutti in fila, e di dividerli in due squadre: principali e non. E non esiste un criterio vero e proprio, dipende dal tipo di sport che state giocando.

Tennis? Forse allora è un racconto breve. Uno, probabilmente due personaggi principali. Tre? Quattro?

Pallavolo? Racconto lungo, oppure un romanzo. Magari dovrete intervistare anche più di dieci personaggi.

Se state organizzando un campionato di calcio – come una saga di sei o sette libri – mettetevi il cuore in pace: potreste riempirci uno stadio, con quei personaggi.

Tenendo in mente che le eccezioni si nascondono ovunque, prendiamo a esempio Hunger Games.

Dopo Katniss, Peeta e il Presidente Snow, sicuramente intervisterei Prim, Gale, la Presidentessa Coin, e anche Haymitch. E poi: Cinna, Plutarch, Effie Trinket, Finnick, persino un soldatino come Boggs. E tanti altri.

I loro valori, ambizioni e obiettivi, infatti, influenzano in modo significativo il resto della storia.

Un suggerimento: nello scrivere i tre atti dei personaggi secondari, utilizzate gli stessi punti di svolta del protagonista.

Mi spiego meglio: se la fine del secondo atto è Katniss perde tutti i suoi alleati, prima Peeta, poi Rue, si ritrova così costretta a sopravvivere da sola, questo segna la fine del secondo atto anche per il resto del gruppo.

Mi faresti altri esempi di valori, ambizioni e obiettivi

Certo.

Riassumendo: Valori > Ambizioni > Obiettivi.

Abbiamo detto che valori come “Dio” e “Pietà” determinano la mia ambizione di “Pace nel mondo”, e il mio obiettivo diventa così “Distruggere tutte le bombe nucleari esistenti al mondo”.

Ecco altre “catene”:

  • Credo nel “denaro” e nel “lusso” (valori) > Voglio diventare ricco (ambizione) > Devo rapinare una banca (obiettivo);
  • Credo nel “sangue” e nella “giustizia” (valori) > Voglio essere un carnefice (ambizione) > Divento un poliziotto (obiettivo) e uccido tutti i serial killer in circolazione (altro obiettivo);
  • Credo nella “scienza” e nella “famiglia” (valori) > Voglio assicurare una vita dignitosa a mia moglie e a mio figlio (ambizione) > Divento il più grande spacciatore di metanfetamina di tutto il New Mexico (obiettivo);

Nel secondo e terzo caso – molti di voi se ne saranno accorti – a parlare sono Dexter Morgan (Dexter) e Walter White (Breaking Bad).

Tenete inoltre presente che valori, ambizioni e obiettivi possono – ma non necessariamente devono – cambiare nel corso della storia.

Nelle serie TV è ancora più evidente, è ciò che tiene vivo l’interesse del pubblico.

Nella prima stagione di Breaking Bad, per esempio, Walter White – un umile ma brillante professore di chimica – ha un solo obiettivo: scoperto il suo cancro terminale, vuole lasciare alla moglie e al figlio disabile una pensione con cui sopravvivere. Sfrutta così le sue conoscenze scientifiche per produrre e spacciare la miglior metanfetamina che il mondo abbia mai conosciuto.

Nelle stagioni seguenti, però, si fa prendere la mano: ci prova gusto, diventa via via più cupo, cinico e spietato. La sua esperienza l’ha cambiato, anzi, l’ha stravolto. Quel timido e onesto professore di chimica adesso è un fuorilegge capace di macchiarsi dei crimini più orrendi. Persino la sua famiglia, che tanto voleva proteggere, è costretta ad allontanarlo.

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Bene, entriamo ora nel vivo del capitolo.

Tutte le storie hanno una morale

Ogni racconto, romanzo o film porta con sé una lezione morale.

Nelle fiabe, dove l’intreccio è essenziale, il messaggio galleggia languidamente sulla superficie del testo.

Nella celebre favola di Esopo La volpe e l’uva – una volpe, affamata, tenta con grandi balzi di staccare un grappolo d’uva ma non ci arriva, così esclama: «Tanto è ancora acerba!» – la morale è semplice: Facile disprezzare ciò che non si può ottenere.

A volte, però, per cogliere il messaggio dobbiamo infilarci la maschera e scendere un pochino più a fondo.

Una struttura a tre atti elementare, come ad esempio il Fiocco di Neve, posiziona spesso il messaggio alla fine del secondo atto: quando il protagonista comprende/ottiene/trova la chiave per completare i suoi obiettivi.

Questa però non è una regola assoluta.

Può valere per Avatar – il cui messaggio è Progresso e speranza si basano sulla generosità e il rispetto della vita – dove il protagonista cambia, cioè capisce con chi schierarsi, solo dopo aver assaggiato sulla propria pelle la crudeltà dei coloni.

Ma in Braveheart – che ci insegna come Morire per la libertà equivale a essere liberi – il messaggio ci viene schiaffato in faccia fin nelle prime scene: quando William Wallace, cioè, rimane orfano del padre e del fratello, morti per quello stesso ideale. Da quel punto in avanti sono le persone che incontrano William a cambiare, non lui: l’ideale si è fatto persona.

E la vostra storia? Quale messaggio – o messaggi – ha in serbo?

Immaginate di essere sul tetto di un grattacielo, nelle mani un enorme cannocchiale. Quel cannocchiale – con cui ora osservate il mondo – lo state girando ai vostri lettori.

È la vostra storia.

Sfruttatela, e con lei i vostri personaggi, per trasmettere una lezione, il vostro personale punto di vista sulle cose. È questo che rende un libro degno di essere letto.

E lo si può anche fare scrivendo dell’ennesima ragazza triste che cambiando città incontra un bad boy stronzo con gli occhi verdi – va bene anche quello – purché sia fatto in modo autentico.

Ricordate, l’universo musicale è stato scritto con sole 12 note.

Raymond Carver – cito sempre lui perché ne vado matto – ha fatto della banalità la sua arma più efficace. Andate a leggervi Collettori, se non ci credete, un racconto basato solo sul dialogo tra un disoccupato e un venditore di elettrodomestici. Soporifero? No, inquietante.

Non sapete ancora qual è il vostro messaggio?

Non disperate, e iniziate a scrivere. Ancora una volta, tenete a mente ciò che Robert Mckee diceva di Paddy Chayefsky:

Paddy Chayefsky mi disse una volta che quando finalmente scopriva il significato della propria storia lo scribacchiava su un pezzetto di carta e lo incollava alla propria macchina da scrivere per far sì che tutto ciò che entrava in quella macchina esprimesse in un modo o nell’altro questo tema centrale.

Neanche a Paddy veniva subito, avete visto? Ma quando gli veniva…

Il messaggio morale in Hunger Games

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In Hunger Games di morale ce n’è più di una.

Lo ammetto, dopo essermi fatto un’idea personale sono andato a cercare conferme su internet. Ho raccolto e diviso i risultati in 2 gruppi: messaggi principali e messaggi accessori.

Parto coi più importanti:

Il sacrificio rende mature le persone.

È una delle lezioni fondamentali, tanto che dal sacrificio iniziale di Katniss – partecipare ai giochi al posto della sorella – ha origine tutta la trilogia.
Katniss mette sempre in secondo piano i propri desideri, prima vengono quelli del prossimo.
E nel farlo diventa una donna.

Sii leale e onesto sino alla fine.

Lo dice Peeta a Katniss all’inizio, poco prima dei giochi.
If I die I still want to be me, dice, cioè Se morirò voglio comunque rimanere me stesso.
Capitol City può ferirlo, torturarlo o ucciderlo, ma non sradicherà mai i suoi valori.
O almeno, è ciò che lui si augura – e se avete letto la trilogia capite quant’è importante che tale messaggio esca proprio dalle labbra di Peeta.

E ora i temi secondari:

Chiedere aiuto non è sbagliato.

Lo capiamo dai ricordi di Katniss: in passato è stata salvata da Peeta che, vedendola allo stremo, le ha lanciato un tozzo di pane. Ma lo apprendiamo anche analizzando gli Hunger Games: come la vita reale, l’arena è un costante formarsi di alleanze occasionali, di gruppi che si amalgamano e che si sciolgono a seconda delle convenienze. Sostenersi a vicenda è una questione di vita o di morte.

Se vuoi sopravvivere devi piacere alle persone.

Questo è uno dei temi più intriganti: le arene, infatti, non sono altro che un immenso reality. E la vittoria è legata tanto alle capacità dei concorrenti quanto alla loro immagine – basti pensare agli aiuti che ricevono dal pubblico. La guerra con Capitol City, poi, è combattuta sia a colpi di cannone che di videoclip.

L’arroganza è un grosso problema.

Haymitch lo spiega a Katniss durante i loro primi incontri: le dice quant’è importante avere confidenza nelle proprie risorse, ma anche che l’arroganza porta sempre alla sconfitta. E lo impariamo dal progressivo fallimento del personaggio più prepotente di tutti, il Presidente Snow – e non soltanto dal suo.

Ce ne sarebbero altri, ma questi secondo me sono i messaggi principali.

Nel prossimo capitolo…

Toccheremo un altro aspetto fondamentale nella creazione della trama, cioè la posta in gioco: parleremo di rischio, di pericolo, e di come dovremo essere bravi a torturare un po’ i nostri personaggi.

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