La preparazione del dramma in un racconto

Da Un incontro, Gente di Dublino, James Joyce:

Le guerre per burla della sera divennero alla fine altrettanto noiose della routine scolastica della mattina perché volevo che mi accadessero vere avventure. Ma le vere avventure, riflettei, non capitano alla gente che rimane a casa: si devono cercare fuori.

Un incontro, Gente di Dublino

Un incontro, uno dei racconti più cupi di Joyce, narra di un adolescente cattolico che un mattino, assieme a un compagno, decide di saltare la scuola per avventurarsi nella zona del porto, a nord della capitale irlandese.

L’atmosfera del loro piccolo viaggio è sublime, sognante: clima mite e soleggiato, visioni suggestive, scenari incantevoli tra i cantieri industriali di inizio ‘900… ma nient’altro che una lunga preparazione psicologica per ciò che accadrà più tardi.

Durante una piccola sosta, infatti, i ragazzini vengono avvicinati da un vecchio dallo strano, inquietante aspetto (un bastone che l’uomo batte ripetutamente sulla strada, denti gialli, brividi come se avesse paura di qualcosa) che si siede con loro per discutere.

Da questo punto in poi la narrazione diventa completamente allusiva. Non si riesce bene a capire, cioè, cosa realmente stia accadendo. È anche possibile che l’uomo si masturbi vicino ai giovani, quando si assenta per “una pausa”:

Dopo un silenzio di pochi minuti udii Mahony esclamare: «Hei! Guarda costa sta facendo!»

Il vecchio inquieta i ragazzini così in profondità che questi, durante la sua assenza, decidono di assumere falsi nomi per sentirsi più sicuri.

Viene descritta senza remore la terribile perversione dell’uomo che, tornato dal breve intermezzo, ha mutato il proprio atteggiamento. Parla ai ragazzi della gioia perversa che proverebbe nel frustare adolescenti meritevoli di punizione, definendola un piacere “più grande di ogni altra cosa al mondo”.

Non accade nessun dramma all’interno del racconto, ma è proprio quest’atmosfera di incompletezza e potenziale pericolosità che rende inquieto e ansioso anche il lettore.

Una frase che mi ha colpito tantissimo è quella che usa il protagonista per descrivere lo strano modo di parlare del vecchio:

Ebbi l’impressione che stesse ripetendo qualcosa imparato a memoria o che, magnetizzata da certe parole del proprio discorso, la sua mente continuasse a girare lenta nella stessa orbita. A volte parlava come se alludesse semplicemente a qualche fatto che tutti conoscevano, e a volte abbassava la voce e parlava misterioso, come se ci raccontasse qualcosa di segreto che non desiderava fosse udito da altri.

Un’ultima, inquietante nota: vicino alla zona in cui si svolge l’incontro esisteva, al tempo di Joyce, un sanatorio per bambini tubercolotici retto da personale religioso cattolico, e oggi tristemente famoso per episodi di abusi sui minori.

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5 risposte a “La preparazione del dramma in un racconto”

  1. Mati ha detto:

    Questo è quello che avveniva all’inizio del ‘900, che avveniva prima e che avviene ancora oggi! E non aveva sbagliato Joyce a rendere l’atmosfera fumosa e incompiuta, del dire e non dire….. i bambini e i ragazzi abusati spesso vengono attratti proprio da personaggi del genere, e spesso…. non si tratta di sconosciuti!
    Il tuo breve accenno non mi riporta al libro, ma piuttosto a come sia stata raccontato uno dei grandi crimini dell’umanità!

  2. Rox ha detto:

    “È stata mia intenzione scrivere un capitolo della storia morale del mio paese, e ho scelto Dublino come scena perché quella città mi sembrava essere il centro della paralisi”.

    Un insignificante particolare, o una situazione banale portano il personaggio ad una visione spirituale con cui comprendere ciò che lo circonda e se stesso.

    Un’epifania è un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio diventa “rivelatore” del vero significato della vita a chi percepisce il loro valore simbolico. L’epifania è resa dalla tecnica dello “stream of consciousness” che, proprio tramite l’analisi dei singoli pensieri del personaggio, mette in luce i collegamenti che esso fa tra l’oggetto (con il suo valore simbolico) e la sua situazione. Infatti con il discorso diretto permette al lettore una conoscenza diretta del personaggio. Non mostra solo la debolezza spirituale e dei valori ma anche come si rivela alle vittime.
    Un argomento interessante…
    Grazie…

    • boostwriter ha detto:

      Grazie a te per il commento.
      Questo breve racconto di Joyce è un vero manuale di scrittura e mi sembrava doveroso condividerlo: ne potremmo parlare all’infinito.

  3. Rox ha detto:

    Infinito… un tempo troppo lungo…
    Ti lascio la mia percezione.
    Per il ragazzo gli “occhi verdi…confusamente idea…”, è simbolo di fiducia.
    Il vecchio innesca il seme della fiducia (parlando delle ragazze…) che attecchisce lentamente.

    “Ebbi l’impressione che…”
    Qui il ragazzo ha la sensazione che sta mentendo.

    “…incontrai lo sguardo…occhi verde bottiglia…”
    Qui il vecchio ottiene la fiducia, quindi gli trasmette la sua perversione masochista.
    Il ragazzo comprende ha coscienza di se stesso…quindi il suo turbamento…e la necessità di aiuto per ciò che è…
    da parte dell’ amico.
    

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