Never give up

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E poi leggi cose come questa e capisci che non devi arrenderti mai.

Per Vonnegut la fama di scrittore arrivò solo a quarantasette anni. Fino a quel momento aveva fatto ogni sforzo per mantenere una famiglia numerosa: non solo la moglie e i tre figli avuti da lei, ma anche tre figli della sorella, morta di cancro a quarantun anni, il giorno dopo che il marito era rimasto ucciso perché il treno di pendolari su cui viaggiava era precipitato da un ponte. I settimanali popolari degli anni Cinquanta, che pagavano i racconti di Vonnegut quanto bastava per permettergli di lasciare il lavoro alla General Electric, morirono con l’avvento della televisione, e lui dovette arrabattarsi in vari modi per tirare avanti. Non riuscì a vendere a una ditta di camicie la sua idea per un nuovo tipo di papillon, non ebbe successo nel creare un nuovo gioco da tavola, aprì una concessionaria di automobili Saab quando il marchio era ancora semisconosciuto in America, e quando quella fallì si spostò a Boston per fare il copy in un’agenzia di pubblicità; non fu accettato come insegnante di inglese al Cape Cod Community College, insegnò in una scuola per ragazzi con problemi, gli fu negata una borsa di studio Guggenheim, e durante tutte queste peripezie continuò a scrivere. Quando morì, nel 2007, all’età do ottantaquattro anni, stava ancora scrivendo.

(Dan Wakefield, introduzione a Quando siete felici, fateci caso, Kurt Vonnegut)

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