Sarò mai uno scrittore vero?

Lago Santa Giustina

Brava e onesta gente, non so dove siate in questo momento ma vi dirò dove mi trovavo io il mattino del primo: a qualche centinaia di metri sopra al lago artificiale Santa Giustina, Alto Adige. B&B Vista Lago. Gli altri dormivano ancora, il vecchio proprietario era seduto davanti a me e mi parlava, io che provavo a scrivere qualcosa. Ogni tanto bevevo un sorso, addentavo dai resti della colazione quello che mi capitava a tiro.
A un certo punto il tipo ha iniziato a raccontarmi del lago e della costruzione della diga, e del ponte che l’attraversa. «Ci siete passati sopra anche voi», mi ha assicurato. Mi guarda e mi fa: «Ogni tanto, qualche disperato, da quel ponte lì…». Lancia gli occhi lontano, sulla lunga crepa del bacino, che trabocca di acqua e di nebbia. Il giorno è azzurro e freddo, sole, nessuna nuvola. «Non ce la fanno mica, sa?», esclama dopo un po’. «Cento metri sulle rocce, non ritrovano nemmeno le ossa…». Osserva la sua tazzina, si mette a girarci dentro il cucchiaino. «Vuole altro caffè?», mi chiede all’improvviso, di nuovo sorridente. Io non gli rispondo subito perché attorno alla testa ha iniziato a gravitarmi questa pericolosa domanda: E noi, invece? Quanti di noi ce la faranno?
Noi aspiranti scrittori, intendo.

La più dura a morire

E così ho deciso di iniziare il 2016 con un messaggio di speranza, nessuna lezione classica. Un augurio, uno “spintone” che arriva direttamente da un altro scrittore (vero). Alessandro Perissinotto è stato il mio maestro di Racconto e Romanzo alla Scuola Holden, e un finalista del Premio Strega. Ha scritto tanti libri (veri) e se ci penso ricordo ancora il giorno che l’ho incontrato. Si è seduto al nostro tavolo, ha mollato a terra lo zaino e il casco e ci ha detto questo: «A uno scrittore servono tre cose. Servono creatività, tecnica e perseveranza».
Silenzio, tutto nostro.
Ci siamo guardati, forse volevamo capire chi tra noi nascondesse i coltelli più affilati. Dopo una lunga pausa, ha aggiunto: «Se vi trovate qui, se avete già scritto qualcosa, è probabile che la creatività già la possediate. Probabilmente siete già dei creativi, e dovete solo prenderne atto». Si è alzato, ha attraversato la stanza e si è piantato davanti alla finestra. Credo fingesse di guardare fuori, verso il mercatino del Balon. Eravamo a Torino, Borgo Dora, eravamo a scuola. Senza girarsi, ci ha fatto: «Vi trovate qui perché volete imparare e, nei limiti del nostro tempo, cercherò di trasmettervi quanta più tecnica possibile. Ma a un certo punto sarete soli, o a un altro corso, e allora dovrete continuare. Continuare a imparare». Prima che qualcuno avesse il tempo di obiettare, si è girato e ci ha detto: «Ma la vera differenza la fa la perseveranza». Ha guardato proprio me, quasi il più giovane, lo giuro, e ha detto: «Là fuori ci sono i lupi. Là fuori sembra ci sia il sole ma in realtà c’è una tempesta coi fiocchi. Ogni giorno farà di tutto per distruggervi, questa tempesta, e il giorno dopo farà anche di peggio. Proverà a convincervi che non siete in grado, che è ora di smettere, e in molti casi ci riuscirà». Ha fatto tutto il giro del tavolo con lo sguardo, sembrava un sergente dei Marines. Ci ha detto: «Ma forse, qualcuno di voi si rialzerà. E ci riproverà. Non smetterà, davvero, continuerà a correggersi, a migliorare, a inviare incessantemente i propri manoscritti alle case editrici. A crederci, insomma. Continuerà a scrivere». La perseveranza, e la costanza, ci ha assicurato, sono il dono più raro di tutti. A quel punto uno di noi deve aver chiesto qualcosa su quanto valesse il talento, invece, perché lui, che forse si aspettava quella domanda, ha sbuffato: «Il talento vale pochissimo».

Sul talento

E potrà anche sembrare una stupidata, ma è davvero così. Sul talento, tutti gli scrittori (veri) che ho incontrato e letto in seguito, si sono mostrati unanimemente d’accordo: il talento è la qualità meno importante. Male non fa, intendiamoci, anche i soldi aiutano la felicità, ma non la possono certo creare. E sul pianeta della scrittura, con la sua insolita forza di gravità, la perseveranza pesa una tonnellata mentre il talento è solo un misero grammolino.

Il talento, si sa, è unico e non si può insegnare, esattamente come la creatività. Ci sono però scrittori creativi e talentuosi che nemmeno sanno di avercelo, il talento, e che cadono giù come fuscelli sotto il vento più debole. Poi ci sono quelli che non ce l’hanno, ma che non butti giù neanche se gli tiri dietro una casa. Che piano piano, passo dopo passo, prima o poi l’attraversano tutta, quella tempesta, e arrivano anche dall’altra parte. Questi signori qui non si arrendono mai. Questi qui, a testa bassa, spaccano anche le montagne. Sono quelli che ci credono, quelli che forse ce la faranno. Magari non pubblicheranno mai in tutta la loro vita libri dal titolo Guerra e Pace, o Cent’anni di solitudine, ma diventeranno degli scrittori.

Si riparte…

È per questo che ho girato a voi la risposta. A voi che, se state leggendo questo blog, siete già dei creativi, e un terzo è bell’e fatto. A voi che, se vi trovate su queste pagine digitali, significa che ci tenete davvero, a imparare qualcosa, e siam quasi a due terzi. Percorrerete anche altre vie, è ovvio, un giorno frequenterete persino un corso vero, proprio come ho fatto io. Continuerete a leggere finché non vi cadranno gli occhi, fintanto che non sentirete la vibrante energia della tecnica scorrere nelle vostre vene, e la vedrete fluire dalle vostre dita verso le vostre pagine. Quello sarà il giorno in cui rimarrà solo un terzo da ottenere, l’ultimo, e il più difficile. E sarà soltanto vostro, l’onere di agguantarlo.

Sì, vi vedo già stringere i lacci e abbassare il cappuccio, e allora tiro giù anche il mio. Lo sentite? Ma sì, certo che lo sentite. È l’urlo dell’uragano. Ruggisce alle nostre spalle, soffia raffiche dure e selvagge che ci feriscono, che ci fanno sanguinare, ci sputa addosso la sua grandine e i suoi fulmini. Avvertiamo una strana forza nel buio, laggiù, dove sappiamo esistere cose che è meglio non incontrare. Ma basterà a fermarci? No, certo che no. No, signori, noi ora ci addentriamo e vogliamo anche uscirne, un giorno. E magari qualcuno, proprio nel cuore dell’inferno, ci mostrerà che è persino in grado di accendere un fuoco. Forse, se saremo abbastanza fortunati, assisteremo a tante piccole fiammelle di talento brillare nella notte.
E allora tutto sarà più facile, e il buio un po’ meno spaventoso…

Buon 2016, writers, e ricordatevi: siete voi che portate quel fuoco!

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