Quando siete felici, fateci caso

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Io però non lo faccio sempre.

Una cosa che mi rende estremamente felice è leggere un passo in cui l’autore fa un certo riferimento a qualcuno o a qualcosa legati al testo in modo indiretto. Di cui non tutti, cioè, teoricamente possono accorgersi.

Mi spiego meglio.

Se in una storia fa il suo ingresso il personaggio di un’altra storia, meglio ancora di un altro libro, e me ne accorgo, perché ho letto quel libro, vado letteralmente su di giri. Perché so, perché mi sento un privilegiato.

È lo scrittore che mi fa l’occhiolino, a me e a pochi altri. Stephen King lo fa di continuo. Lo fa apposta, anche lui sa.

Se leggo di un luogo in cui sono stato per davvero, provo una sensazione simile. È un po’ come quando, al liceo o all’università, studiavo l’architettura di chiese remote e impossibili, e poi, quasi per caso, durante un viaggio ci passavo davanti.

Mi prende alla pancia, non posso farci nulla.

Hai riconosciuto in questa foto la copertina di «(What’s The Story) Morning Glory?»? Hai provato, nel vederla, una briciola di quella sensazione?

Spero di sì, e spero ti senta l’unico.

Trivial: indagare sul significato del titolo dell’album.
Suggerimento: non c’entra nulla con quanto detto sopra.

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