Il nome della mia maestra alle elementari

Se l’avessi cambiata, fidati, lo saprei.
Capita, è il mio lavoro.

Metti però ch’io abbia una doppia personalità.
Che mi svegli di notte, che faccia cose assurde tipo rimescolare password.

In quel caso.

Adriana, che più di tutte m’amava.
Adriana non camminava, danzava.
Gonne lunghe, sole, vento e foglie d’autunno.

Chiara.
Graffi profondi sulla superficie del mio diario.
Se ripenso a Chiara,
se ritorno bambino,
vedo una scimmia piccola e sperduta.
E occhi azzurri di tigre, tedeschi. Si muovono tra gli alberi.

Angela.
La sogno ancora, Angela.
Nel sogno, esco dall’auto davanti al suo negozio.
Il parcheggio è vuoto, il cielo invernale.
Angela è dentro, mi aspetta.
Io adulto, lei ancora più desiderabile.

Che fai, sussurra al mio orecchio, che fai.
E io: Nulla.
Tutto.
È senza niente, solo sospiri e sguardi.

Nel vetro, la campagna s’è spenta.
Macchine schizzano silenziose e indifferenti sulla linea grigia degli anni.

Angela piange, i suoi capelli accarezzano il pavimento.
Ha occhi di rimprovero.
In fondo, è sempre la mia maestra.

Le altre?

Meteore.
Volti che sfumano nel bianco,
che arretrano nel ricordo.

Mattia, 4 dicembre 2015 – 19 giugno 2016

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