Trincea

E fuori nebbia, soltanto la nebbia.
Asserragliato dalla notte tra il cemento lo spazio è poco e devi dividerlo con sconosciuti del tuo stesso colore, quello spazio.
Corpi che riconosci soltanto dai brividi, dal fiato che sale verso l’alto e che non raggiunge le stelle, che si frantuma contro il soffitto.
Sogni spiagge lontane, sabbia rovente e bei volti di ragazza ma sei anni luce dall’utopia.
Sei in alto, sullo spigolo della montagna, in un luogo che non hai mai scelto, spinto come un ragno nel buco da mani più grandi e pulite delle tue.
Sei esausto, grigio, non senti l’arto che stringe il fucile ma sai che il metallo ti taglia la pelle.
Ascolti rumori che non vuoi sentire, tocchi cose che non vuoi sfiorare e vorresti il fuoco, risate, carne fumante e una gola bruciata dall’alcol.
Già un sole lontano mostra timidi frammenti di luce tra sagome scure e tu ti rialzi perché sei ancora vivo.
Domani?
Fuori, oltre la trincea, soltanto la nebbia.

Mattia, 31 luglio 2015

trincea

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